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DEL VALORE DELLA SCONFITTA ED ALTRE PATOLOGIE.


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Vorrei cominciare questa cosa in un modo un po’ insolito, ovvero invitando a non fare troppo il tifo, acriticamente, per l’Unione Indiana.
Basterebbe leggere un po’ i libri e i reportages di un’indiana, vale a dire Arundhati Roy. La quale, peraltro, è nativa proprio di quello stato del Kerala dove si è svolta la vicenda dei due pescatori indiani ammazzati dai due “marò” italiani.
L’India che ne scaturisce è un paese oramai svenduto totalmente alle multinazionali, e dove il potere politico, finanziario, giudiziario e militare è al loro servizio. Una delle principali conseguenze di tutto ciò è la deportazione di milioni di persone, per lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. L’India intera è, attualmente, un territorio di saccheggio generalizzato dove si dispone di enormi masse di diseredati a disposizione del mercato, dello sfruttamento e, quando necessario, dell’eliminazione di massa. Una “democrazia di facciata”, come precisa più volte Arundhati Roy che nasconde le solite oligarchie ben ripartite tra il Partito del Congresso della dinastia Gandhi e le altre formazioni politiche che periodicamente si alternano al (finto) potere in realtà nelle mani di pochi colossi privati.
I due pescatori del Kerala, Ajesh Binki e Valentine Jelastine, sono stati ammazzati due volte. La prima dai “marò” italiani, e la seconda dalla propaganda nazionalista indiana che se ne è servita e se ne sta tuttora servendo. Di quei due poveracci non importa nulla a nessuno, né all’Italia e né all’India; due nessuno, come le popolazioni intere scacciate dai loro territori per l’apertura di una qualche miniera. Due insignificanti pedine in un gioco immenso; due moscerini da schiacciare.
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Sento il bisogno di dire queste cose perché il nazionalismo puzza da qualsiasi parte, e copre ovunque le stesse porcherie. Quello indiano non puzza di meno di quello italiano, allo stesso modo del razzismo; e l’India è un paese profondamente e storicamente razzista (come un razzista dichiarato era lo stesso “Mahatma” Gandhi). Non potrei mai stare dalla parte dei pescatori indiani senza prima precisare queste cose. Poi si può parlare anche delle ultime vicende dei “marò”.
Oggi, uno dei due (Massimiliano Latorre) ha avuto un piccolo malore (un attacco ischemico transitorio, o TIA). Più o meno una cazzata: quando lavoravo in ambulanza, di casi del genere nella città di Firenze ne capitavano ogni giorno. Bene, per il malorino del marò Latorre oggi è partita per Nuova Delhi una ministra in persona, la Pinotti. Per il marò Latorre e per il suo collega Girone è attiva da due anni e mezzo tutta la diplomazia nazionale, col coinvolgimento di quella internazionale. Si è a lungo scomodato Staffan De Mistura quando faceva parte del governo italiano, e mi piace ricordare che Staffan De Mistura è stato uno dei più alti funzionari dell’ONU. La “dura prigionia” dei due marò italiani consiste in un appartamento presso l’ambasciata italiana in India, dove costoro godono di tutti gli agi; nel frattempo, in Italia, non si perde occasione per “sensibilizzare” la popolazione sui “nostri marò”, presentandoli praticamente come eroi; il problema è che, nonostante tutti gli sforzi (governi, diplomazie, partiti di destra, media “embedded” eccetera), in Italia non gliene frega assolutamente nulla a nessuno. Più si batte la grancassa sui “nostri marò”, e più la gente se ne impippa (ivi compreso a Taranto, la città di uno dei due, dove la gente ha da pensare a ben altro che a due tizi ben pagati che vanno a difendere il sacro suolo della Patria sparando a dei pescatori lontani diecimila miglia; si provi a chiederlo al rione Tamburi, quanto gliene importa dei “marò”).
Ciononostante, come è stato proprio ieri ribadito, i due “marò” (termine, mi piace sempre ricordarlo, coniato dal principe Junio Valerio Borghese per i membri della X MAS) sono “una delle priorità del governo”; altro che “lasciati soli”. I due ammazzapescatori in divisa sono “priorità” di un governo intero. Avrei voluto vedere quale “priorità” sarei stato io, se mi fosse venuta la voglia di andare a sparare a dei pescatori del Kerala munito di armi da guerra. Avrei voluto vedere in quale bella “ambasciata” mi avrebbero tenuto prigioniero, e se si sarebbe scomodato Staffan De Mistura. Se mi fossi sentito male, chissà se la Pinotti sarebbe partita di corsa. E chissà se avrebbero srotolato striscioni sui municipi e sui monumenti con su scritto “Salviamo il nostro Venturi”. Ne dubito fortemente; del resto, quando c’era da salvare centinaia di nostri connazionali dalle grinfie dei militari argentini, quasi nessuno ha mosso un dito.
Bisognerebbe fare presente tutto questo alla  sig.na Giulia Latorre, figlia del fuciliere di marina (o “marò”) Massimiliano Latorre, quello che ha avuto il malorino venendo peraltro soccorso immediatamente e portato in uno dei migliori ospedali di Nuova Delhi dove ha ricevuto cure adeguate. 
La sig.na Latorre, oggi, si è lasciata prima sfuggire (su Facebook, e dove altrimenti?) un “Italia di merda”, che non è propriamente quel che ci si aspetta dalla figlia di un eroico difensore della Sacra Patria; tant’è vero che, rassicurata dalle buone notizie sulla salute del genitore, ha prontamente cancellato la merda per lasciare solo l’Italia. Anche senza la merda, però, il post della sig.na Latorre Giulia merità di essere riprodotto per intero, con la sua peculiare grafia, poiché dà un’idea ben precisa anche di questo Paese:
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Riassumiamo:
a) L’Italia, secondo la sig.na Latorre Giulia, è di merda (seppure prontamente cancellata) perché li fa restare: forse, chissà, vorrebbe dichiarare guerra all’India assieme a Giorgia Meloni (che in questi giorni si è resa protagonista di un’altra “perla”, l’invito a Alessandro Del Piero a non andare a giocare in India in solidarietà coi nostri marò; chissà cosa avrebbe fatto lei se le avessero offerto i milioni proposti al calciatore!)
b) L’Italia, sempre secondo la sig.na Latorre Giulia, è di merda perché “si preoccupa” (coi CIE e con la Bossi-Fini, verrebbe da dire) “di portare qui gli immigrati che bucano le ruote xk vogliono soldi”; considerazione profondissima e intelligentissima ripresa immediatamente dalla “Padania”. Italia! Smetti di preoccuparti di quegli sporchi immigrati che bucano le ruote “per soldi” e preoccupati per i tuoi eroici figli che bucherellano esseri umani!
c) L’Italia, infine, non si preoccupa “dei fratelli che combattono per noi e perdono la vita”. Ehi, ehi, calma, ragazzina. D’accordo che il babbo si è sentito male, ma bisognerà chiarirti un paio di cose, e definitivamente. La prima è che il tuo babbo non combatte affatto, né per me, né per te e né per noi; se ne stava a far la guardia a un privato, e magari dovresti chiederti seriamente che cosa ci stava a fare e perché. Non era a difendere la “Patria”, ma una proprietà privata. Non era a far la guerra; sai, quella cosa che i “nostri ragazzi” vanno a fare qua e là, travestita da “missione di pace” con ricchissimi finanziamenti e rifinanziamenti. Tant’è vero che la vita non la hanno rischiata affatto, ma la hanno tolta a due poveracci che lavoravano a casa propria. Non cercare di confondere le acque, ragazzina, anche se si capisce la preoccupazione per il babbo che è stato male; e non tirare in ballo la morte, perché la morte a questo Paese gliela stanno dando soprattutto le spese militari e i razzismini quotidiani da brava figlia come il tuo. Una perfetta figlia dell’Italia, sei: perché la offendi?

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